Come nasce il Viaggio - Malafemmena

Come nasce il Viaggio - Malafemmena

Napoli è una città che, mentre tutto il Paese coinvolto nel dopoguerra cominciava a usare anglicismi quali boyfriend e girlfriend, ribadiva con forza e passione “quel lirismo quasi sacrale verso il cosiddetto ammore”. È così che l’ammore, in questo caso di un giovane nei confronti di una femmena, diventa un testo immortale scritto dal principe Antonio de Curtis.

Ovviamente parliamo del genio di Totò, che con delicatezza e dolcezza, per la Festa di Piedigrotta del 1951, per primo scrisse te mis a fa ammore, producendo Malafemmena, un vero capolavoro che nell’arco del tempo è stato ripreso dagli interpreti più disparati, da Giacomo Rondinella a Mario Abbate passando per Teddy Reno. Nella sua prima uscita la canzone fu concessa a Mario Abbate, che la cantò per il concorso La Canzonetta incidendola su disco Vis Radio, ma è indubbio che il vero successo lo abbia raggiunto grazie alla performance di Teddy Reno per Totò, Peppino e La Malafemmina, pellicola del 1956 di Camillo Mastrocinque.

La storia vuole che dietro ai motivi della composizione ci sia una profonda gelosia da parte di Totò nei confronti di sua moglie Diana Bandini Lucchesini Rogliani, dalla quale ebbe la figlia Liliana. La coppia entrò presto in crisi, ma decise comunque di non procedere ad una separazione fino a quando la bambina non avesse compiuto la maggiore età, un periodo che continuarono a passare da conviventi ma durante il quale l’attore si prese molte libertà coniugali. Fu soltanto dopo l’ennesimo tradimento che Diana decise di andarsene e di sposare l’avvocato Michele Tufaroli, gesto che arrecò a Totò una sofferenza tale da indurgli a scrivere le parole di questa struggente canzone.

Questa storia è stata raccontata dalla stessa figlia dell’attore, mentre la conferma di tutto ciò la si può trovare nella registrazione alla SIAE che riporta, testualmente, “A Diana”. Significativo è anche il fatto che in Passione, film di John Turturro che vede Massimo Ranieri vestire i panni di Totò e Lina Sastri quelli di Diana, il regista inserisce proprio la scena di un tradimento che, una volta scoperto, porta dapprima ad una scenata di gelosia e poi ad un abbandono, con il Ranieri-Totò che vedendo allontanarsi l’ammore comincia a intonare femmena tu si na malafemmina te voglio bene e t’odio nun te pozzo scurdà [1].

È un allontanamento che avviene in maniera paziente, elegante, quasi fosse a ritmo di samba. Ecco quindi che il corrispettivo del brano, nonché elemento di contaminazione e arricchimento, diventa Garota de Ipanema, più comunemente conosciuta come La ragazza di Ipanema.

Questo è un brano che ha raggiunto la sua fama nel 1964 grazie al genio di João Gilberto, contenuto nell’album Getz/Gilberto proprio perché realizzato assieme al grande sassofonista statunitense Stan Getz, dove vi partecipa anche la sua prima moglie Astrud per quanto riguarda i versi del testo in inglese.

Parliamo di un brano nato grazie all’infatuazione di Vinìcius de Moraes, diplomatico cinquantenne con l’hobby della poesia, nonché paroliere e compagno artistico del pianista Antonio Carlos Jobim. È infatti a questi che il poeta consegna i versi di un testo scritto pensando ad una ragazza di 17 anni di “una semplicità sublime”, quasi fosse una scultura del Canova, che ogni giorno attraversa camminando il quartiere di Ipanema per comprare le sigarette alla madre. È proprio nella sua routine quotidiana, davanti al bar Veloso, che il poeta la nota tra un cigarillo e un sorso di guaranà. “Guarda che cosa bella/ piena di grazia/ è lei la ragazza/ che sta passando/ dondolandosi dolcemente/ verso il mare…” sono i primi versi che gli vengono in mente, versi che risultano subito utili a João Gilberto, in cerca di una “canzone che racconti l’amore.

Heloìsa Pinheiro, così si chiama la giovane, rappresenta il simbolo perfetto di questa ricerca artistica che porterà alla realizzazione di quello che forse è il brano di bossa nova più famoso di sempre, e, con tutta probabilità, l’opera che più rappresenta il simbolo del Brasile musicale.

Tanto che la stessa ragazza, ormai quasi ottantenne, ha da sempre avuto un rapporto controverso con la stessa canzone. “Grazie alla Garota, quando era nel fiore della gioventù, s’è inventata una carriera da modella. Pure Playboy s’è spesso e volentieri scomodato per renderle omaggio. Quando però nel 2001 ha usato il marchio Garota de Ipanema per la sua sciccosissima boutique, s’è ritrovata in causa contro i parenti di Jobim e Moraes che ne avevano ereditato i diritti. La corte, in ogni caso, sentenziò a favore della ormai ex ragazza”, ha scritto Francesco Prisco sulle pagine de Il Sole 24 Ore in occasione della morte dello stesso João Gilberto.

Quello che è certo è che questo brano ha allietato il pubblico di tutto il mondo, replicato in ogni forma da più di 500 artisti tra i quali Pery Ribeiro e l’italiano Bruno Martino, Frank Sinatra e Amy Winehouse. Ognuno di questi, a suo modo, ha reso omaggio al corpo dorato della bellissima “Helo” [2].

 

[1] Malafemmena di Totò, la vera storia della celebre canzone napoletana, Piero De Cindio, Vocedinapoli.it

[2] Addio a Joao Gilberto. La vera storia della sua "Ragazza di Ipanema", Francesco Prisco, Il Sole 24 Ore

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